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Nel 1535 l'imperatore Carlo V, tornando dalla Tunisia e messosi in viaggio per raggiungere Napoli, dopo essere stato ospite dei monaci nella Certosa di San Lorenzo a Padula, giunse ad Auletta. Quindi si fermò nel castello degli Scandenberg. Ed è proprio qui che morì un suo ufficiale che fu sepolto nella chiesa madre.

Il 17 agosto 1810 dal matrimonio di Raimondo Vitilio Di Gennaro e Maria Rosa Revereta nacque Emanuela Beatrice che andò in sposa al nobile Antonio Castriota Scanderbeg, erede di Giorgio Castriota Scabderbeg. Successivamente divennero Signori di Auletta.

Nel 1860 fu la volta del Generale Giuseppe Garibaldi che, partito da Sala Consilina alle 14.30 del 5 settembre, arrivò in serata ad Auletta e fu ospite di Palazzo Mari dove dormì la notte tra il 5 e il 6. Da quì emise l’ordinanza che nominava comandante generale dell’esercito e della flotta il lombardo Giuseppe Sirtori e governatore della Basilicata il patriota Giacinto Albini. Venne accolto dal popolo in modo gioioso e proprio da Auletta scrisse a diverse personalità invitandole ad unirsi e dar vita al Comitato Unitario Nazionale.

La storia romanzata è all’ingresso del Paese, nel rudere che una volta era la Taverna Scanderbeg, dogana delle Calabrie, passando per Potenza, dove si fermarono gli eredi italiani dell’eroe nazionale albanese.

Ed è sempre questo borgo a rendere - nel 1703 - romantica e tragica la storia della diciottenne Anna Maria Vitilio, figlia del feudatario del tempo. La bella Anna Maria si innamorò di Lorenzo De Maffutis, giovane armigero del padre. Anna Maria rimase incinta, ma suo padre, per soffocare lo scandalo, fece prima uccidere l’intrepido armigero e poi fece avvelenare con uno stratagemma sia la figlia che l’uomo cui era stata promessa in sposa e che, saputo della gravidanza, l’aveva ripudiata.

Ma le storie di passioni coinvolsero anche un altro feudatario di Auletta, il grande musicista Carlo Gesualdo che, nell’odierno palazzo Sansevero di Napoli, nel 1590 soffocò nel sangue le intemperanze della moglie e cugina, Maria D’Avalos, per l’amore che la legava apertamente al già coniugato Fabrizio Carafa dei Ruvo D’Angri.

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