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Le origini di AULETTA, secondo la leggenda, ci portano molto lontano, al viaggio di ENEA da Troia a Roma, durante il quale il nocchiero Palinuro, vittima scelta da Nettuno per assicurare a tutti gli altri un viaggio sicuro, morì non molto lontano sulle coste del Tirreno salernitano. Il suo inseparabile compagno di viaggio Auleto non volle lasciarlo solo, lo seppellì e gli rimase accanto, tenendo con sé i suoi averi e alcune piantine d'ulivo.

Auleto rimase in queste terre e, vagando con tutti i suoi averi, si fermò sulla riva sinistra del fiume Tanagro (Negro), all'imbocco della foresta di "Lontrano" a ridosso della Grotta dell'Angelo, lungo la strada pedemontana che univa Poseidonia (Paestum) al Vallo di Diano, dando origine ad un agglomerato urbano che prese il suo nome. Si presume che il primo abitato fosse sorto come luogo di sosta e di ristoro per le carovane. Va ricordato che nella stessa Grotta dell'Angelo, più conosciuta come Grotta di Pertosa-Auletta, sono state trovate testimonianze della presenza dell'uomo, già prima della presumibile origine di Auletta. Gli studiosi moderni tuttavia non concordano sulle origini del nome 'Auletta'.

Tralasciando il mito, qualcuno vuole che il nome Auletta derivi da "AULA ELECTA" in luogo della munita ed elevata fortificazione o ancora, semplicemente, da una continuazione del latino aula, cortile, stalla; per altri l'origine sarebbe da ricercare nel vocabolo aiuoletta. Altri attestano che il nome sia di origine greca (Auletta fu fiorente colonia greca tra il VII e VI sec. a.C.), e deriverebbe dal termine 'Auletes' che significa 'suonatori di flauto', proprio per indicare l'origine pastorale del primo nucleo abitato che pare si sia stanziato nella zona vicina alla Grotta dell’Angelo.

C'è chi invece fa derivare il nome Auletta da un fitonimo: dal latino olea/oliva e quindi Auletta. Quest'ipotesi convince se si tiene presente che Orazio e Ovidio usarono il termine 'OLIBA' per indicare il ramo d'ulivo e, tale voce, in seguito a varie influenze di dialetto locale, si trasformò in 'Olibola', quindi 'Olivola' poi 'Avuletta' e infine 'Auletta'.

Il nome 'Olibola' compare in vari documenti: nel 1095 per la prima volta si viene a conoscenza dell'antica denominazione del paese e dell'esistenza di una chiesa dedicata a San Pietro nell'atto notarile con cui Guglielmo, Conte di Principato, dona alla Chiesa di San Pietro apostolo una terra 'quae sita est in loco qui dicitur Olivola'; il 09 agosto 1131 con l'atto del notaio Roberto da Eboli, Nicola Conte di Principato figlio di Guglielmo Signore di Auletta, conferma le donazioni fatte dal padre.

In epoca longobarda, dopo aver subito numerosi saccheggi oltre che per le numerose malattie che scoppiarono, Auletta è trasferita sulla sponda destra del fiume Tanagro.

I primi abitanti, che si erano stabiliti nella località “Tempa di Donna Rosa”, si trasferirono successivamente sulla riva del fiume Tanagro. Intorno all’anno Mille, sorsero nel paese molte chiese e l’eremitaggio di San Giacomo sul monte omonimo. All’incirca nella stessa epoca, Auletta era fortificata e ad essa si poteva accedere attraverso tre porte corrispondenti ad altrettante strade: Porta del Castello, Porta del Fiume e Porta Rivellino o Piano. Era già stato costruito anche il Castello Marchesale con le sue superbe torri, parte integrante del sistema di difesa del Ducato di Salerno che nel 1535 permise di resistere alle truppe spagnole di Carlo V. Proprio attorno ad esso, in epoca longobarda, il paese, più volte distrutto e abbandonato in passato, rinacque.

In epoca normanna, questa terra fu dominata da Guglielmo di Principato, appartenente alla stirpe degli Altavilla, poi dai Gesualdo, dai Vitilio e dai più nobili Di Gennaro, ultima famiglia feudataria di Auletta. Nel periodo aragonese, essa divenne “terra promiscua” del feudo di Caggiano. In epoca napoleonica, anche Auletta come tutto il Regno di Napoli, subì le conseguenze delle leggi che sopprimevano gli ordini religiosi (1807-1809): i beni di chiese e monasteri furono prima incamerati nell’erario e poi alienati per pagare i creditori dello Stato; preti e monaci scomparvero.

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