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Le scuole elementari sono state fondamentali per la mia crescita e per la mia educazione, soprattutto la III e la IV. Vi racconto due aneddoti legati a queste due classi, che sono stati determinanti per farmi diventare quello che sono oggi.

In V Elementare In V Elementare

Inizio a raccontarvi il primo aneddoto.

In III elementare mi ricordo che un giorno tornai a piedi da scuola. Ricordatevi più tardi queste mie parole, prima ho bisogno di farvi una piccola premessa.

Dopo il terremoto, la mia casa, che si trovava nel Centro Storico di Auletta - vicino al Castello, subì delle lesioni e fù successivamente abbattuta per lasciare il posto all'attuale piazzetta. 

In quel periodo vivevo in campagna, in mezzo a quel fazzoletto di terra che, insieme alla casa distrutta dal terremoto, i miei genitori avevano comprato con il sudore del lavoro di sette anni vissuti da emigranti in Germania. Su una parte di quel fazzoletto di terra, mio padre fece costruire un prefabbricato (una casetta in legno) con cucina, salotto, tre camere da letto e due bagni. Tutto in settantacinque metri quadrati o qualcosina meno, lì dove prima c'erano tre grandi piante di ulivo. Lì abbiamo vissuto per diversi anni in maniera dignitosa, prima di fare l'ingresso nella nuova casa in località Ciceglie che è il luogo fisico da dove ora sto scrivendo queste righe.

Stare in mezzo alla natura mi è sempre piaciuto e ciò ha agevolato di molto le cose! D'inverno avevamo la stufa a legno, posizionata in cucina, che teneva caldo tutto l'ambiente. D'estate avevamo l'ombra degli alberi che ci teneva freschi. Vi confido un segreto: il clima che ha Auletta non lo baratterei per nessun altra cosa al mondo, neanche sotto tortura :)) Per me è il migliore del mondo! Ma io sono di parte e quindi non vale :))

Di mattina presto veniva a prendermi il pulmino per andare a scuola, e così avvenne anche quel giorno. Solo che quel giorno, appena arrivato davanti a scuola, sceso dal pulmino, pensai bene di tornarmene a casa, forse perché non avevo fatto i compiti, ora non ricordo il motivo preciso. Fatto sta che tornai a casa a piedi. Feci a piedi un chilometro e mezzo da solo, io che avevo solo nove anni. Mia sorella Rosa (Rosetta per me), di undici anni più grande di me, al mio ritorno mi chiese cos'era successo. Le dissi semplicemente che c'era uno sciopero a scuola. Le sembrò un pochino strano ma dopo i primi sospetti, per mia fortuna, si tranquillizzò.

Il giorno dopo si ripetette la scena e pure la reazione di mia sorella fù la stessa del giorno precedente. All'inizio era un tantino perplessa ma poi se la bevette o almeno così voleva farmi credere.

Ci presi gusto e quindi pure il terzo giorno tornai a casa con la scusa dello sciopero. Pensai di essere stato furbo per l'ennesima volta, pensai di averla fatta franca di nuovo. Avevo la sensazione di esser diventato un piccolo genio!

E' in quell'occasione che ho imparato che "se si tira troppo la corda c'è il rischio che si spezzi". Mia sorella fece finta di nulla all'inizio, poi all'improvviso vidi che si cambiò d'abito, si pettinò e si fece bella davanti allo specchio. Ci impiegò un attimo, tanto che non me ne accorsi nemmeno. "Andiamo a fare un giro in paese" mi disse. "Ti devo fare una bella sorpresa", mormorò col sorrisetto sulle labbra. Io adoravo andare in giro, mi piaceva stare con lei ed amavo le sorprese. Mi sembrarono tre buoni motivi per andare. Ci mettemmo subito in cammino in direzione Auletta. Io ero felicissimo, non stavo più nella pelle! Ero impaziente di scoprire la sorpresa. Mia sorella manteneva sempre le promesse! Mi aspettava una sorpresona! Camminando camminando, arrivammo nei pressi della scuola. Varcammo il cancello e lì compresi qual era la sorpresa. Il resto non ve lo racconto, potete immaginarlo da soli.

Quel giorno, Rosetta, senza prendermi a schiaffi e senza urlare, mi ha insegnato la più bella lezione della mia vita! Ho capito che non ero stato nè furbo, nè intelligente. In quella circostanza mi ha fatto capire qual è la vera differenza tra "fare la cosa giusta e fare la cosa sbagliata". Una lezione del genere a quell'età vale per tutta la vita. Al mondo c'è chi urla e prende a schiaffi e c'è chi insegna con semplicità le cose della vita. 

Da quel giorno ho continuato a frequentare gli istituti scolastici, dopo le elementari - le medie, dopo le medie - le superiori, dopo le superiori - l'università. Ma da quel giorno non ho fatto più assenze ingiustificate, semplicemente perchè, per il mio bene, non era la cosa giusta da fare. Quella lezione è servita per la mia vita, perchè ha contribuito a farmi crescere e a forgiare il mio carattere. 

Ora vi racconto anche il secondo aneddoto che risale alla IV elementare e che vide protagonista (in negativo) la mia maestra.

Un giorno, la mia maestra di IV elementare, in seguito ad un'opinione da me espressa su una domanda che ci aveva fatto lei durante una lezione, esclamò "Mi sembri l'avvocato delle cause perse!" Non era la prima volta che me lo diceva. Lei era solita comportarsi così anche con la maggior parte degli altri miei compagni. Era sprezzante, alto e brutale il tono di voce ed era estremamente cattiva l'espressione mentre me lo diceva. Se chiudo gli occhi ancora riesco a vedere la scena. Io ero piccolo e mi ricordo che ci rimasi molto male, quella volta in maniera particolare.

Fin da piccolo ho cercato di prendere il buono che c'è in tutte le persone ed anche in questo caso ho cercato di prenderla come una lezione di vita. Crescendo ho cercato sempre di lottare, nel mio piccolo, contro ogni forma di ingiustizia che ho incontrato lungo la mia strada ed ho maturato il pensiero che "non può esistere una causa persa in partenza". Parto da una mia convinzione secondo la quale nulla è impossibile a questo mondo se davvero crediamo in noi stessi.

D'altro canto, mi sento di dire, a distanza di tanti anni, che quella mia maestra ha fallito nella sua missione educativa per la quale veniva pagato il suo stipendio dallo Stato Italiano, lei che doveva occuparsi della fase più delicata della vita di un bambino dal punto di vista educativo.

Per fortuna il mio caso ha avuto risvolti positivi, ma insegnare ai bambini delle elementari non è una cosa che tutti possono fare, a mio avviso. Quella è una missione, e per esercitarla è indispensabile avere tanta passione ed una grande predisposizione.

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